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XXX Giornata mondiale della Vita Consacrata-2026

Giunta al suo trentesimo anniversario, questa giornata si conferma come un appuntamento fondamentale per riflettere sul ruolo e sulla testimonianza di migliaia di donne e uomini che, in ogni angolo del pianeta, scelgono di dedicare interamente la propria esistenza al servizio di Dio e del prossimo.

L’appello di Leone XIV: «Svegliate il mondo con la profezia»

CITTÀ DEL VATICANO- Nel solco tracciato dal suo predecessore Francesco, Papa Leone XIV ha celebrato nella Basilica di San Pietro la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Durante la solenne celebrazione per la festa della Presentazione del Signore, il Pontefice ha rivolto un mandato chiaro a religiosi e religiose: abitare le contraddizioni della storia come «messaggeri di luce» e «fermento di pace».

Commentando il brano evangelico di Luca (Lc 2,22-40), Leone XIV ha incentrato l’omelia sul paradosso del Tempio: l’incontro tra il desiderio di salvezza di Dio e l’attesa vigilante dell’uomo. «L’Infinito si dona al finito in modo umile, quasi inosservato», ha osservato il Papa, descrivendo la vita consacrata come quella “lampada” necessaria a illuminare le oscurità del tempo presente.

Tra chiostro e trincea: l’eredità dei Fondatori

Il discorso del Santo Padre ha toccato le radici dei diversi carismi, rendendo omaggio alla duttilità spirituale dei Fondatori. Il Pontefice ha tracciato una mappa dell’impegno religioso che spazia:

  • Dalla dimensione contemplativa del silenzio dei chiostri;

  • Alle sfide dell’apostolato e dell’insegnamento;

  • Fino alla presenza nelle periferie urbane e nelle terre di missione.

Per Leone XIV, la fedeltà a questi modelli trasforma il consacrato in un «segno di contraddizione», una voce fuori dal coro capace di affrontare il martirio pur di restare fedele al mandato ricevuto.

In un passaggio particolarmente denso, il Papa ha affrontato il tema della dignità umana in una società sempre più secolarizzata. Ha definito le comunità religiose che operano in contesti difficili come veri e propri “presidi di Vangelo”. «Il giovane, l’anziano, il povero e il carcerato non sono categorie sociali, ma santuari inviolabili della presenza di Dio», lodando chi sceglie di rimanere nei teatri di guerra come testimone della sacralità della vita.

Citando la figura di Simeone, Leone XIV ha infine indicato la sintesi necessaria per la vita religiosa del XXI secolo: una tensione costante tra terra e Cielo. Non una fuga dal mondo, ma una «cura autentica per le realtà terrene» animata dalla speranza eterna.

La celebrazione si è conclusa con un atto di affidamento a Maria e ai Santi Fondatori, con l’augurio che la vita consacrata possa continuare a essere lo strumento per «superare i conflitti e seminare fraternità».