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IL CANTIERE DELLA SPERANZA RIMANE APERTO- Il mondo dopo la chiusura della Porta Santa

La chiusura della Porta Santa avviene in un momento in cui la politica globale è tentata dal ripiegamento su se stessa. Eppure, il richiamo che arriva dalla Chiesa è l’esatto opposto: la pace non è un’assenza di guerra garantita dai trattati, ma un cantiere aperto che richiede il coraggio di guardare oltre i confini nazionali.

Durante l’anno trascorso, la Chiesa ha tracciato una rotta chiara, che si riassume in tre grandi sfide per i governanti del pianeta:

  • Il disarmo dell’anima: Prima ancora che militare, la Chiesa chiede un disarmo culturale. In un’epoca di riarmo nucleare, il Giubileo ha cercato di scardinare l’idea che la sicurezza nasca dalla paura dell’altro.
  • L’economia del volto umano: Non è passato inosservato l’appello costante per il condono del debito ai Paesi più poveri. La Santa Sede legge l’instabilità politica come figlia diretta della disparità economica: non può esserci pace se una parte del mondo è schiacciata dal peso di interessi finanziari insostenibili.
  • L’ecologia della pace: Il 2025 ha confermato che le crisi ambientali sono i nuovi motori dei conflitti. La tutela del creato è diventata, nell’agenda vaticana, un punto fermo della politica estera, legando indissolubilmente il destino del pianeta a quello dei popoli che lo abitano.