CHIESA NOSTRA MADRE, EVENTI, NOTIZIE, QUARESIMA

QUARESIMA 2026-Convertirsi per ricostruire

Nell’omelia a Santa Sabina, a Roma, Papa Leone XIV traccia la rotta: non restare prigionieri dell’impotenza, ma trasformare il cammino penitenziale in un traguardo di risurrezione. Un invito che risuona con forza nel cuore della missione guanelliana.

 Il cammino della Quaresima 2026 si è aperto sul colle Aventino con un richiamo che scuote le coscienze. Papa Leone XIV, presiedendo il rito delle Ceneri, ha indicato una direzione chiara: la cenere che riceviamo sul capo non è il sigillo di una sconfitta, ma l’inizio di una ricostruzione.

Il Pontefice ha dipinto un quadro realistico e crudo del nostro tempo, parlando apertamente delle “ceneri del mondo”. Non si tratta solo di polvere simbolica, ma delle ceneri del diritto internazionale, della giustizia fra i popoli, di interi ecosistemi distrutti e della concordia civile ferita.

“Riconoscere i nostri peccati,” ha esortato Leone XIV, “significa non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire”. Il Papa ci invita a passare dall’impotenza davanti al male alle possibilità di Dio, chiedendo in particolare ai giovani — i più sensibili al richiamo di un mondo più giusto — di farsi carico di questa inversione di marcia.

Per chi vive il carisma di san Luigi Guanella, queste parole non sono solo un programma spirituale, ma una chiamata all’azione. In questo invito alla ricostruzione, la Famiglia guanelliana trova la sua eco più naturale. San Luigi Guanella non è mai stato un uomo che si è fermato sulle macerie del suo tempo. Al contrario, ha visto nelle “ceneri” dell’umanità ferita — i poveri, gli abbandonati, i “buoni figli” — la materia prima per un’opera nuova.

Per vivere questa Quaresima con spirito guanelliano, siamo chiamati a “vedere la brace sotto la cenere” , dove il mondo vede uno scarto, il cuore guanelliano vede un figlio di Dio da valorizzare. Ricostruire significa restituire bellezza a chi si sente “polvere”. Non si tratta ovviamente di un’opera solo umana, ma di un lavoro a “quattro mani” con la Provvidenza  che trasforma la nostra “cenere” in un capolavoro.