«VI LASCIO UNA BUONA MADRE»- Anniversario della nascita al cielo di Madre Marcellina
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Redazione
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L’amatissimo Superiore don Luigi Guanella, quando dal letto dei suoi dolori aspirava al Cielo,
a chi gli faceva osservare che, partendosene lasciava tanti figli orfani di Padre, amabilmente rispondeva: «Vi lascio una buona Madre, Suor Marcellina! Non temete»
(Consorella del Consiglio Superiore, in “Lettere Circolari alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza”, 1964 – Vol. I, p. 27)
Tramonto sereno
Sopra la porta d’ingresso del nostro Santuario del Sacro Cuore qui in Como, la moltitudine accorsa di anime dolenti, di anime preganti, quanti passavano in quel dì per la via Tommaso Grossi hanno letto la chiara e veritiera iscrizione:
«Preci per l’anima eletta di suor Marcellina Bosatta Superiora Generale spirata dolcemente nel Signore a quasi ottantasette anni di età dopo aver consacrato l’intelligenza aperta, la virtù esimia, la bontà singolare del cuore, tutta una vita di orazione e di sacrificio, collaboratrice a don Luigi Guanella, madre indimenticabile alla Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza».
E in quel luminoso mattino del 7 febbraio, dopo la Messa cantata e le solenni esequie celebratesi – fra il dolore di due famiglie religiose amate e rattristate – in quel santuario di don Luigi Guanella dove essa aveva pregato tanto e vicino al quale aveva voluto terminare la sua vita quaggiù, tutto un numerosissimo corteo di persone, congiunte amiche, beneficate e benefattrici – legate con la defunta dai vincoli della riconoscenza – dell’affetto della spirituale figliolanza, accompagnava la salma benedetta della “Superiora” alla raccolta chiesetta della Casa Madre di Santa Maria della Provvidenza sulle alture della città e quindi al romito camposanto di Lora, in dimora silenziosa fra le spoglie di molte sue altre figlie che l’avevano preceduta,
Così, con venerazione, con affetto, la chiamavano, da anni ed anni, le centinaia delle sue Figlie di Santa Maria della Provvidenza, anche i figli di don Guanella, tutto il vasto mondo di persone con cui era venuta a contatto suor Marcellina Bosatta, in un sessantennio di operosità costante, man mano si sviluppò l’istituzione femminile a lei affidata e confidata da don Coppini e da don Guanella,
E a quanti per un ormai lungo corso di vita, ieri ancora giovani ed ora già incamminati rapidamente verso una vecchiaia non lontana, si era abituati ad avvicinarla e vederla, con tenero rispetto, inalteratamente uguale non soltanto nella morale superiorità della virtù singolare e del consiglio maturo e saggio, ma quasi anche nell’aspetto fisico tutto di religiosa dignità e di bontà materna, e a chiamarla sempre così, considerandoci immutatamente adolescenti davanti a lei per cui si pensava che l’età non passasse, non sembrava che ella dovesse a morire, per quanto da qualche anno non vivesse, pur accorta di mente e attiva di spirito, che nascosta nel pio raccoglimento del suo appartamento privato.
Quando un attacco di paralisi la colse il 30 dicembre e più ancora quando il mattino del 3 gennaio a lei, che seguì con lucidità di intelligenza e vivezza di fede il rito commovente, amministrammo la Estrema Unzione (l’avevamo fatto anche tre anni prima, nel marzo del 1931, ed allora si era ancor rimessa in buona salute); tememmo del venir meno di una fibra sì resistente, ma logorata dall’opera dei suoi ottant’anni di lavoro assiduo, eppure si sperò per alcuni giorni.
Era proprio invece il termine di una vita consunta, l’ultimo tratto deciso nell’agonia – prolungatasi dolorosa e paziente per circa un mese – incontro alla morte ormai presente.
Tramonto luminoso e sereno di una bella giornata del Signore, tutta odorosa di virtù e sovrabbondante di opere buone. Crepuscolo tutto ancora acceso di quelle luci del giorno finito, che erano state le sue virtù, compagne a lei in vita, suoi angeli nella morte edificante: la pietà intensa che il labbro e, quando questo non poteva, il cuore muoveva a pregare sempre e le faceva invocare con ansia ardente la S. Eucaristia recatale ogni mattino fino alla vigilia del transito, la premura di fare solo la volontà di Dio dapprima nella disposizione di restare ancora quaggiù, come ebbe a dire a Mons. Vescovo di Como la prima delle due volte che la visitò e la benedisse inferma, per meritare di più e poi, quando ne sentì l’ora, nell’accettazione tranquilla della fine, la modestia dell’animo sobrio ed umilmente schivo dall’ostentare atteggiamenti di virtù e di merito speciale, così da interrompere davanti a noi la parola di chi ne rilevava il tormento dell’estremo soffrire, la fedeltà tenera alla memoria di don Luigi che conservava sempre nell’anima e nominava spesso a tutti noi.
Consolata dalla ripetuta benedizione del S. Padre, da quella del venerato Vescovo diocesano Mons. Macchi e di S. Ecc. Mons. Bacciarini, confortata dalle soavi preghiere liturgiche del sacerdote spesso vicino a lei con singolare gusto del suo spirito, assistita amorevolmente dalle preghiere e dalle cure delle sue religiose, ella, placidamente, soavemente, spirava la 1ᵃ domenica di febbraio, un quarto d’ora dopo il mezzodì.
Attorno a lei si pregava da parte dei sacerdoti e delle suore: l’Angelo di Dio ne portò l’anima al Cielo. Che «l’anima eletta si trovi nella pace del Signore» sperava scrivendo le condoglianze Sua Ecc. Mons. Macchi, il quale ricordava come ella di recente «avesse ricevuto la benedizione con edificante pietà».
Sua Ecc. Mons. Bacciarini, avuta «la mesta notizia della morte della veneranda Madre suor Marcellina Bosatta che fu il braccio destro di don Luigi, Padre nostro, nel fondare e sviluppare la mirabile Opera della Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza», ne disponeva l’invio di un delegato ai funerali e assicurava il largo pronto suffragio dell’ «anima piissima», «ben sicura che abbiamo acquistato presso il Signore una protettrice assieme con la sua santa sorella suor Chiara e con don Luigi»; ed aggiungeva: «Prego Iddio che conforti tutte le Figlie di Santa Maria della Provvidenza e soprattutto prego Iddio che doni pure a noi di appressarci all’eternità con una vita tutta consacrata a Lui, tutta unita a Lui, tutta spesa per la salvezza delle anime».
Condoglianze inviò e preghiere ha assicurato, con gli Ecc.mi Mons. Trussoni e Mons. Zaffrani, Sua Ecc. Mons. Archi appena ne ebbe «conferma del transito beato».
Al lutto della famiglia religiosa, fatta orfana, parteciparono con lodi della scomparsa e promessa di ricordo autorità civili ed ecclesiastiche, comunità religiose, personalità distinte, ecclesiastici.
Di loro, data la sovrabbondanza del lungo elenco, ci limitiamo a nominare, quale interprete di tutti, l’ottimo amico Prevosto di Uggiate, don G. Tam, dalla cui lettera stralciamo il domestico caro ricordo con l’affettuoso augurio di chiusura:
«La conobbi fin dal mio primo anno di sacerdozio (1888) proprio agli inizi della Casa Madre in Como, dove più volte Don Luigi mi voleva suo ospite e mi faceva confessare ragazze destinate a future Suore in un locale adibito a rudimentale Oratorio ed ebbi occasione, anche in seguito, di ricevere le sue cortesie e di conversare con lei, che divideva con don Luigi umiliazioni e sconforti, maldicenze e critiche, privazione di ogni genere, finché il Signore disse: basta!… e la provvida istituzione camminò a gonfie vele.
Ora, con il santo Fondatore don Luigi e con la sorella suor Chiara, eserciterà un’influenza irresistibile sul Cuore di Gesù per il continuo progresso della benefica Istituzione».
Egli (don Guanella) fu il Padre operoso
che si martoriò – dopo che lo spirito – il corpo nel far sorgere e moltiplicare fra innumerevoli difficoltà e contrasti le case della carità, che dava continuo l’incitamento, che vegliava sulle sorti dell’Opera discussa e provata come ogni opera di bene che non solo la provvidenza materiale recava nell’istituzione dalle cento ricercate sorgenti di cui il Signore ne rimeritava la fede e le fatiche, ma la più indispensabile provvidenza spirituale traeva dai serbatoi divini della propria anima di fondatore e la consegnava perché si custodisse fedelmente e poi si trasmettesse integra alle centinaia di religiose presenti e future.
Ed ella (suor Marcellina) la Madre tacita ed operante
nascosta e sentita presente, raccolta nella preghiera e nell’unione con Dio, immolata nelle sofferenze inseparabili dall’ufficio e dalla missione, calma e fiduciosa nelle difficoltà di ogni genere, guidata dalla rettitudine dell’intenzione e sostenuta dalla carità: attorno alle sue figlie spirituali per educarle, fedele dispensatrice del tesoro dello spirito e degli indirizzi di lui, alla virtù e alla loro vocazione; vicino a don Guanella, non solo per avvertirne e curarne i bisogni del corpo troppo da lui trascurati e per custodirgli per le varie occorrenze finanziarie magari industremente aumentato, il denaro più o meno abbondante della carità, ma anche per ricambiargli – umilmente richiesto – il saggio consiglio pratico come per un’impresa materiale così per una disposizione disciplinare e morale; per assistergli con la materna carità del buon parere, dell’amorevole incitamento e ammonimento, o del soccorso l’uno e l’altro dei primi Servi della Carità, famiglia minore che ella considerava ed amava e considerò ed amò sempre come sua.
È con questo spirito, che ella consapevole e desiderosa aggiungeva, appena morto il Padre, ad una comune lettera circolare di dolore e di fiducia, indirizzata in quel mesto 24 ottobre 1915 ai Servi della Carità dai membri del loro Consiglio, le seguenti parole:
«Estendo a tutte le Figlie di S. Maria della Provvidenza l’annuncio, i sentimenti di dolore e di pietà, le raccomandazioni di suffragio larghissimo, contenute nella precedente lettera, per affermare dinanzi alla lagrimata salma del venerando Fondatore la fedeltà più scrupolosa a quello spirito di unione, che deve aleggiare sempre sui due Istituti e che il Padre comune lasciò in testamento sul letto della sua santa morte».
Prostrandoci sulla tomba di suor Marcellina Bosatta, a ricordarne gli esempi di virtù e gli insegnamenti di spirito, ripetiamo quello che ella esclamava sul sepolcro della santa sorella Chiara:
«Il tuo sacrificio è compiuto: ora prega per tutti noi! Ottieni dal Signore, come l’avesti tu, a noi tutti, con la grazia di custodire tutta integra l’eredità del Padre, ogni ottimo spirito di pietà, di sacrificio, di concordia,
di carità, di amore del Signore!» (don Leonardo Mazzucchi).
Sera del 4 febbraio 1934
Carissime Consorelle in Gesù Cristo.
La nostra indimenticabile prima Superiora e Madre, Suor Marcellina Bosatta, non è più tra noi: ha chiuso gli occhi a questa terra ed è spirata dolcemente nel Signore, nel primo pomeriggio – un quarto d’ora dal mezzodì – di questa prima domenica di febbraio dopo quasi 87 anni di laborioso e pio pellegrinaggio terreno.
Versiamo ora o Consorelle, sulla Salma Venerata le lacrime del nostro dolore cristiano: da questa mesta giornata non desistiamo dal raccomandarne l’anima diletta per quanto ne avrà bisogno, alla misericordia di Dio. Frattanto, tutto diremo nel nostro spirito commosso e perennemente devoto la memoria incancellabile di una magnifica esistenza trascorsa tutta nella pratica delle virtù religiose e nell’instancabile compimento di ogni opera buona, di una vita edificante tutta consacrata operosamente dell’Opera nostra che Ella ha assistito e guidato fin dal suo nascere collaboratrice intelligente e fedele di Don Coppini e di Don Luigi Guanella, Padre nostro, di un grande cuore che sempre ha palpitato d’amore per Dio ed ha diffuso attorno a sé tesori di bontà incomparabili.
Ella ci ha lasciato una bella eredità di santi esempi, che hanno fatto risplendere di un’aureola celeste il letto della sua ultima malattia: lo spirito continuo ed intenso di preghiera che non cessò mai sino a divenire unione ardente col Signore negli istanti desiderati della Sua quotidiana Comunione, l’amore del patire che si manifestava nella pazienza inalterata fra i molteplici dolori e nel desiderio di restare quaggiù per un acquisto di maggiori frutti spirituali, per mutarsi da ultimo in volontà di fare a Dio l’estremo sacrificio della vita, la brama – tutta di fede – dei conforti della religione che riconoscente accoglieva on gaudio dal Sacerdote, il devoto fedele richiamo della figura e dello spirito di Don Luigi Guanella che pareva vedesse sempre davanti a sé.
Ed Ella ora da lassù, dove amiamo e desideriamo saperne lo spirito benedetto ormai congiunto con gli spiriti eletti della santa sorella Suor Chiara e del Santo Padre Suo Don Luigi Guanella, vegli ed assista maternamente benevola la nostra Congregazione, a Lei adesso tanto più cara, perché, fedele allo spirito del suo Fondatore e memore degli esempi di Lei, si mantenga e progredisca nelle vie del Signore.1
Con affetto Suor Rosa Colombo
San Giuseppe 1934
Carissime Suore,
la circolare, questa volta, non porta i saluti, le notizie, siano pur brevi, della nostra Venerata Madre Superiora, poiché non ci è permesso entrare nei segreti di Dio per conoscere lo stato attuale della sua anima. Riteniamo però di compiere un sacro dovere, chiedendo a tutte abbondanti e continui suffragi, sicure di fare cosa grata alla cara Estinta. Quasi tutte sono in possesso dell’immagine che ne rappresenta le materne sembianze. Scolpiamole nel profondo del cuore, unitamente al ricordo dei suoi santi esempi.
La Venerata nostra Madre amò nascondere la santità della sua vita sotto il velo di una umiltà semplice, ma profonda, così che non appariva all’esterno; tuttavia l’ultima sua malattia rivelò, a chi ebbe la sorte di avvicinarla, quanto fosse grande la sua virtù.
La pazienza inalterabile tra tanti dolori, la continua unione con Dio, l’ardente sete della Comunione, palesarono in lei il lavoro progressivo della grazia ed insieme la fedele corrispondenza della sua anima. Cuore generoso e forte conobbe il dolore che spesso lo fece sanguinare; ma a noi non lasciò vedere che la soave virilità.
La sua salma riposa ora in un colombaro del cimitero di Lora, presso tante sue figlie che la precedettero, in attesa di essere trasportata in un luogo più degno.
Intanto innalziamole un tempio nel nostro cuore e raccogliendoci in esso, udremo la sua voce parlarci di bontà, di pazienza, di umiltà, di sacrificio. Sì, di sacrificio a bene delle anime. Tra i suoi scritti, si trovò questa offerta:
“Signore, eccovi la mia vita; ve la offro in sconto dei miei peccati, per la propagazione della fede nel mondo”.
Il Signore che, nella sua sapienza, la elesse e destinò a collaboratrice del Santo suo Servo Don Luigi Guanella, nel dare alla Chiesa una nuova Famiglia religiosa, l’accolga nel suo bel Cielo ed ascolti la preghiera che Ella gli rivolge per ciascuna delle sue figlie, sulle quali maternamente veglia.2
Nel Cuore di Gesù, aff.ma Sup. Gen. Suor Rosa Colombo
1 Alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza. La parola del Fondatore DON LUIGI GUANELLA e delle Rev.me Madri Generali Suor MARCELLINA BOSATTA Suor ROSA COLOMBO Suor APOLLONIA BISTOLETTI Suor ANGELA CETTINI; 1° Volume Lettere Circolari; Como, 24 giugno 1964; pp. 99-100.
2 Alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, Lettera Circolare – Como, 24 giugno 1964; Ibidem, pp. 100 -101.