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LA LUCE CHE È IN TE – Il nuovo brano della BAND dei RABBIOSA su testo di suor Sara Sánchez

NOTE POP-ROCK E PAROLE DI FEDE

C’è una forza silenziosa che abita in ognuno di noi, una scintilla che aspetta solo di essere riconosciuta per tornare a brillare. È proprio questo il cuore pulsante di “La luce che è in te”, l’ultimo singolo dei Rabbiosa.

L’incontro tra l’energia travolgente della Band dei Rabbiosa— un gruppo che ha fatto della passione e del servizio la propria cifra stilistica — e la penna spirituale di suor Sara ha dato vita a un brano che rompe gli schemi. Non è solo una canzone, ma un invito a “scuotersi”, a non lasciarsi spegnere dalle difficoltà e a riscoprire la Provvidenza che agisce e diventa luce interiore. Per chi ancora non la conoscesse, la Band dei Rabbiosa è una formazione che da anni anima i contesti guanelliani (e non solo) con una proposta musicale che fonde rock, pop e messaggi di impegno sociale. La Band ha saputo creare un ponte tra la musica di intrattenimento e la testimonianza di vita, dimostrando che parlare di Dio può essere fatto con un linguaggio universale, capace di arrivare direttamente al cuore di ogni persona.

"NON SO DOVE ARRIVERÀ QUESTA CANZONE"

di Fausto Top, guanelliano – Rabbiosa Band

C’è un luogo, a Como, che negli ultimi anni non è più per me un posto di passaggio o di vacanza, ma è qualcosa di più profondo, di più vero. È la Casa delle suore guanelliane di Lora.  

È lì che è nato questo canto vocazionale prendendo forma e melodia dentro me e Valerio Marchei.

Scrivo in prima persona perché questo progetto non è solo un lavoro, è un pezzo di vita. Insieme a Valerio abbiamo iniziato a comporre questo brano quasi in punta di piedi, cercando di non disturbare ciò che stavamo vivendo, in quei due giorni, dentro la Casa Santa Maria della Provvidenza.

Abbiamo respirato silenzi pieni di sorrisi, un’accoglienza autentica, un’umanità che non si racconta facilmente, ma che si sente e la musica è nata così, come una risposta a questa esplosione di Amore.
Poi è arrivato il testo di suor Sara. Parole vere, senza filtri. Parole che non spiegano la vocazione, ma la fanno vivere, la fanno toccare.

Quando le ho lette per la prima volta, ho sentito chiaramente che la musica non doveva imporsi, ma accompagnare quella parte di vita vissuta in Dio, per Dio e con Dio. Doveva lasciare spazio, quasi farsi trasparente, per non tradire la verità e la dolcezza che quelle parole portavano dentro.
Gli arrangiamenti, curati dai Rabbiosa, hanno dato al brano un respiro più ampio, più attuale, ma il cuore è rimasto lì, intatto.

Con suor Sara volevamo parlare ai giovani, sì, ma senza semplificare, senza rendere tutto facile perché la vocazione non è mai qualcosa di superficiale. È una domanda che resta, che inquieta, che smuove come un mare in tempesta, che chiama. E forse, proprio per questo, può accendere una speranza, una luce, come scrive suor Sara.
La cosa più importante, credo, è che questo brano non è nato in uno studio. È nato tra le persone, tra sguardi, mani, storie. Tra momenti vissuti davvero. Ogni nota porta dentro quei volti, ogni passaggio conserva qualcosa di ciò che abbiamo incontrato. Nulla è stato costruito a tavolino: tutto è stato “attraversato”.
Questo canto, per noi, è stato un invito a fermarsi, ad ascoltare davvero in questo tempo che ci spinge sempre avanti, sempre oltre. Abbiamo sentito il bisogno di restare, di andare in profondità. Ed è lì che qualcosa è cambiato dentro la melodia del nostro cuore.
Non so dove arriverà questa canzone. Non so chi la ascolterà davvero. Ma so da dove nasce. Nasce da un luogo in cui la vocazione non è un’idea, ma una vita consegnata ogni giorno, nel silenzio, nella semplicità, nella fedeltà.
E se anche solo una persona, ascoltandola, sentirà nascere dentro di sé una domanda, un dubbio, una scintilla, una luce, allora tutto questo avrà avuto senso.

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