20 Aprile 2026 – LA PRIMA MEMORIA DEL TRANSITO DELLA BEATA CHIARA BOSATTA
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Redazione
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Ci sono momenti in cui la storia di una Famiglia religiosa si ferma, non per nostalgia, ma per attingere nuova linfa dalle proprie radici. La scelta di celebrare per la prima volta il Transito della Beata Chiara Bosatta, vuole essere un ponte d’amore gettato tra il passato e il presente.
Spesso si associa la parola “morte” al silenzio, al vuoto o a una rassegnata tristezza. Eppure, l’insegnamento che ci arriva da quella cameretta di Pianello del Lario, dove il 20 aprile 1887 Chiara compiva il suo passaggio terreno, ribalta completamente questa prospettiva.
IL CIELO SI FA VICINO: UN'ISPIRAZIONE CHE NASCE DAL CARISMA
Questa iniziativa, che arricchisce la tradizione liturgica della Famiglia guanelliana, nasce da un’intuizione di suor Franca Vendramin.
L’idea trae origine dalla suggestiva celebrazione che i frati francescani dedicano ogni anno al passaggio pasquale di San Francesco d’Assisi. Come per il Poverello di Assisi, il Transito celebra l’abbraccio definitivo con Dio, così questa nuova ricorrenza intende contemplare la “nascita al cielo” di colei che don Guanella definì la “pietra fondamentale” della sua Opera. Don Guanella non ebbe esitazioni nel descrivere la portata spirituale di questa giovane donna: «Pietra fondamentale della Casa Divina Provvidenza (…)». Mentre il corpo si indeboliva per la malattia, l’anima di Chiara continuava a “cantare”. Il suo celebre sospiro finale, «Vedrò il mio Signore!», che dà il titolo alla Veglia di preghiera di quest’anno, non è stato un grido di sofferenza, ma lo slancio di chi ha saputo abbandonarsi per andare incontro alla Luce eterna. Chiara ricorda che la vulnerabilità e la malattia non sono una diminuzione dell’essere, ma possono diventare luoghi di incontro profondo e di fecondità spirituale.
In un mondo che spesso esalta l’apparenza e il successo individuale, la figura di Chiara Bosatta è un segno di contraddizione e di speranza. La sua vita dice che la santità non richiede necessariamente gesti eclatanti, ma si nutre della straordinarietà vissuta nell’ordinario, raccontando la storia di una santità possibile.
Nell’incontrare la Beata Chiara celebrando il rito del Transito, incontriamo dunque una santità che non teme la quotidianità e lascia che creatività dello Spirito agisca nelle fatiche e nelle gioie di ogni giorno. Il Vangelo è possibile ed è vissuto da persone reali.
“Non è un ricordo che si spegne, ma una luce che continua ad accompagnare il cammino. Il Transito della Beata Chiara Bosatta è un momento prezioso: non solo memoria, ma esperienza viva di fede, di quel passaggio che apre alla pienezza della vita in Dio. Un’occasione per lasciarci toccare da una vita che ancora oggi parla” (don Domenico Scibetta, SdC).