“FRONTIERE DI PACE”- La testimonianza dei volontari come formazione per i Guanelliani Cooperatori
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Redazione
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Domenica 15 marzo, un incontro di formazione speciale promosso dal Consiglio Provinciale dei Cooperatori (Nord Italia e Svizzera) per ascoltare il racconto di chi non smette di portare speranza sotto le bombe a quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina.
Mentre sono ancora vive l’eco e l’emozione della preghiera comunitaria svoltasi lo scorso 24 febbraio al Santuario di Maccio in Villa Guardia (Como), l’impegno dei volontari di “Frontiere di Pace” si apre a un nuovo momento di condivisione. Il prossimo 15 marzo, la comunità avrà l’opportunità di incontrare direttamente i protagonisti di queste missioni umanitarie.
Un cammino di solidarietà senza sosta.
L’iniziativa, caldeggiata da suor Franca insieme al Presidente Claudio Ostinelli e al suo Consiglio Provinciale dei Cooperatori, nasce dal desiderio di far conoscere un’esperienza che dura ormai da quasi mezzo decennio.
Al centro dell’incontro ci sarà il racconto di chi ha appena scaricato 14 tonnellate di aiuti e generatori tra le macerie di Kharkiv e Kyiv. L’evento vedrà la partecipazione del gruppo di volontari di Maccio guidati dal coordinatore, l’architetto Giambattista Mosa. Non sarà solo un resoconto logistico, ma una vera e propria formazione del cuore: “Sarebbe bello avere qualche vostra presenza oltre che il sostegno della preghiera,” scrive suor Franca Vendramin, delegata spirituale della Provincia Nord Italia-Svizzera per i Guanelliani Cooperatori, sottolineando come la forza di queste missioni risieda proprio nella rete di comunità che le sostiene da lontano.
RISONANZE
«Durante il secondo incontro di formazione della nostra Provincia, abbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere i volontari di Frontiere di Pace di Maccio di Villa Guardia (CO) , che operano prevalentemente in terra Ucraina, colpita ormai da quattro anni da una guerra che non vede ancora una nuova alba.
Abbiamo vissuto un momento molto intenso di partecipazione e di ascolto.
Il tema titolato “Felici gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” inizialmente sembrava poco appropriato visto il contesto e l’operato ma, dopo l’intervento dei due volontari presenti, abbiamo percepito che quanto fatto con tanto cuore, amore e costanza, può solo produrre un sentimento che porta sprazzi di felicità a un popolo che vive nella paura di essere dimenticata.
Ecco dunque che “ felici “ gli operatori diventa una consegna, una missione.
Ci ha colpito, attraverso il racconto e le immagini, scorgere sui volti delle persone, in gran parte donne, una grande forza, voglia di vivere e di lottare che con il supporto della preghiera aiuta a coltivare il bene pur nel dolore. Tutto questo può solo arrivare dall’Alto.
In questo triste momento della storia siamo bombardati dai notiziari che ci raccontano solo dolore e distruzione ma, dietro a tutto questo, ci sono uomini e donne che lavorano sul campo anche in situazioni pericolose per incontrare creare una relazione e far sentire la presenza umana pur nella fatica» (Enrico e Romana, guanelliani cooperatori).