1946-2026: OTTANT’ANNI FA LO STORICO VOTO ALLE DONNE
Ottant’anni fa, il suffragio universale chiamava per la prima volta al voto le donne italiane. Un traguardo storico che ottenne una risposta spontanea e interclassista, con un’affluenza femminile che superò l’89%.
In questa mobilitazione corale, la partecipazione delle suore non fu un semplice adempimento formale, ma l’espressione di un’ecclesiologia incarnata, capace di tradurre i valori evangelici in responsabilità storica e civile.
Fino a quel momento, la vita di moltissime religiose era ritmata esclusivamente dalla preghiera contemplativa, dal silenzio dei chiostri o dalla dedizione silenziosa nelle corsie degli ospedali, nelle scuole dell’infanzia e nelle opere di carità . L’esercizio del diritto-dovere del voto rappresentò un’uscita profetica verso le piazze del mondo. Non si trattò di una concessione alla mondanità , bensì della profonda consapevolezza che la cura delle anime non potesse prescindere dalla custodia e dall’edificazione della polis.
I pastori della Chiesa, guidati dal magistero lungimirante di Pio XII, compresero lo snodo fondamentale di quel passaggio storico. Di fronte al rischio di derive ideologiche materialiste e alla necessità impellente di rifondare il tessuto valoriale del Paese, il voto femminile – e in particolare quello delle consacrate – venne indicato come un preciso dovere morale. Le suore risposero con la prontezza dell’obbedienza, mettendosi in fila con il certificato elettorale custodito tra le mani, accanto a concittadine di ogni estrazione sociale e orientamento politico. Una prossimità che divenne subito fecondo segno di comunione.
Oggi, a ottant’anni di distanza da quelle giornate memorabili, l’esempio di quelle madri e di quelle consorelle continua a parlarci con straordinaria urgenza. In una stagione sociale segnata da un astensionismo preoccupante e da una diffusa disaffezione verso l’impegno collettivo, la memoria del 1946 si fa esame di coscienza e mandato pastorale per ogni donna consacrata.