CARISMA, CHIARA BOSATTA, DON GUANELLA, NOTIZIE, SPIRITUALITA'

IL CUORE COME SORGENTE- La visione guanelliana del Sacro Cuore

C’è una grammatica dell’amore cristiano che attraversa i secoli, un filo rosso che unisce la mistica camera secentesca di Paray-le-Monial alle sponde operose di Pianello Lario,  fino ai luoghi dell’emarginazione e della solitudine contemporanea. È il mistero del Sacro Cuore: un’esperienza spirituale che una certa modernità ha talvolta confinato nel recinto del sentimentalismo e che invece conserva intatta una dirompente carica profetica capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo.

Poggiare il capo sul petto del Risorto, come fu concesso a santa Margherita Maria Alacoque, è  l’inizio di una profonda conversione dello sguardo. Quel Cuore ferito e spalancato rivela il volto misericordioso del Padre che si fa prossimità, abita le nostre fragilità e interpella la nostra storia quotidiana. A questa sorgente accostò il suo cuore, con totale docilità, san Luigi Guanella e con lui le prime suore di Pianello Lario. Per quella fragile ma coraggiosa comunità delle origini, il Cuore di Cristo non era un’immagine consolatoria o un rifugio astratto dalle durezze della vita, ma il fondamento sorgivo di una speranza affidata totalmente alla Provvidenza.

In questa epopea di grazia e di spoliazione, brilla la singolare e attualissima testimonianza della Beata Chiara Bosatta. Per lei, la devozione al Cuore di Gesù non fu una pratica devozionale fine a se stessa, ma il baricentro interiore attorno a cui ruotò un’esistenza interamente consegnata al servizio del prossimo. A Pianello, davanti a quell’immagine del Sacro Cuore che ancora oggi interroga i passi dei pellegrini, suor Chiara amava sostare a lungo, in un dialogo silenzioso e intimo. Nello specchio di quel Cuore trafitto, la giovane Chiara cercava la forza per abitarlo: vi leggeva il riflesso delle sofferenze dei poveri che accudiva e, insieme, apprendeva lo stile della prossimità e trovava la grazia per trasformare quel dolore in dignità ritrovata

Quel fecondo baratto mistico espresso da don Guanella nel Mese del fervore«Dammi il tuo cuore che io ti dono il mio» – si rivela oggi come un vero e proprio programma che non si esaurisce in un moto intimo: “Chi si lascia raggiungere dall’Amore di Cristo desidera condurre anche gli altri a quella stessa sorgente di misericordia e salvezza” (don  Nico Rutigliano, rettore del Santuario del Sacro Cuore di  Como).