IL VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE IN SPAGNA- Il sigillo della tenerezza: l’abbraccio con Olga
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Dal 6 al 12 giugno 2026, la Chiesa spagnola ha vissuto giorni di profonda intensità spirituale e comunione ecclesiale in occasione del Viaggio Apostolico di Sua Santità Papa Leone XIV. Un pellegrinaggio intenso, scandito da preghiera, vicinanza alle periferie e annuncio del Vangelo, che ha toccato il cuore dell’intera penisola iberica.
Il viaggio ha avuto inizio a Madrid sabato 6 giugno con l’accoglienza ufficiale e la visita di cortesia ai Reali di Spagna. Ma il cuore della prima giornata ha battuto fin da subito nelle periferie della sofferenza e tra le nuove generazioni. Nel pomeriggio, prima di recarsi agli incontri pubblici, il Santo Padre ha vissuto un momento di profonda e commossa intimità presso la Nunziatura Apostolica, incontrando un gruppo di circa quaranta persone con disabilità e malate assistite dalle realtà caritative diocesane. Successivamente, ha visitato gli operatori e gli assistiti del Progetto Sociale “CEDIA 24 Horas” — un segno tangibile di carità operosa verso i senza fissa dimora — per poi concludere la giornata in Piazza de Lima per una straordinaria Veglia di preghiera con i giovani.
Domenica 7 giugno, in coincidenza con la solennità del Corpus Domini, Piazza de Cibeles si è riempita per la celebrazione della Santa Messa e la solenne processione, un momento di altissima partecipazione popolare. Nel pomeriggio, dopo un incontro privato con l’Ordine Agostiniano, il Pontefice ha dialogato alla Movistar Arena sul tema: “Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport”.
La giornata di lunedì 8 giugno ha visto il Santo Padre impegnato negli incontri istituzionali con il Presidente del Governo, il Parlamento e i Vescovi spagnoli. I momenti salienti di preghiera e comunità si sono concentrati nel pomeriggio, prima con l’omaggio alla Vergine dell’Almudena nella Cattedrale e subito dopo con il grandioso incontro con la Comunità Diocesana all’interno dello Stadio Santiago Bernabéu.
Martedì 9 giugno, dopo aver salutato i volontari a Madrid, il Papa è volato a Barcellona, dove ha aperto la tappa catalana con l’Ora Media nella Cattedrale e una Veglia allo Stadio Olimpico. Il mercoledì 10 giugno si è aperto con una forte testimonianza di misericordia: la visita al Centro Penitenziario “Brians 1”. Successivamente, il Papa è salito al celebre Santuario di Montserrat per la preghiera del Rosario con i Benedettini. Nel pomeriggio si è tenuto l’incontro con le realtà di carità e assistenza diocesane nella Chiesa di San Agustí, seguito dalla Santa Messa nella Basilica della Sagrada Família per l’inaugurazione della torre di Gesù Cristo. Infine, nei giorni di giovedì 11 e venerdì 12 giugno, le ultime tappe hanno portato Leone XIV verso le frontiere geografiche delle isole Canarie, con intensi incontri dedicati all’accoglienza dei migranti a Las Palmas (Arguineguín) e a Tenerife (Las Raíces), conclusi dalle celebrazioni eucaristiche davanti a migliaia di fedeli.
Proprio all’interno di questo grande mosaico di impegni e testimonianze si colloca il momento più caro e prezioso per la nostra Famiglia religiosa. Durante il già citato incontro speciale di sabato pomeriggio al Centro CEDIA, una delegazione della nostra “Casa Santa Teresa” — il centro occupazionale e riabilitativo gestito dalle suore guanelliane a Madrid — ha potuto stringersi attorno al Pontefice.
È qui che è avvenuto lo straordinario incontro con Olga, una giovane ragazza autistica accolta nella struttura.
Davanti alle barriere comunicative che spesso l’autismo impone, a parlare è stato il codice universale della prossimità.
L’abbraccio di Olga è diventato un fotogramma emblematico. Quell’incontro ravvicinato ha ricordato l’essenza stessa della missione guanelliana: dimostrare sul campo che la tutela della fragilità non è un semplice programma assistenziale, ma il parametro su cui si misura la civiltà e l’accoglienza di una società. Al contempo, “l’abbraccio col Papa” ha svelato la dimensione più profonda del quotidiano lavoro delle religiose guanelliane, chiamate per vocazione non solo a curare, ma a farsi custodi e realizzatrici anche dei sogni di chi è più fragile.